Aneddotica Napoletana

Vermicelli col pomodoro



IL maestro Berardino Venturini, che morì ultracentenario, teneva nello studio, messo in una bella cornice, il « diploma musicale », che egli mostrava con orgoglio agli amici, perché gli era stato rilasciato in nome di S. Maestà Ferdinando di Borbone e recava la firma prestigiosa di Saverio Mercadante.
Dal Borbone, il Venturini era stato nominato Capo Musica, e per tale sua carica doveva trascorrere spesso intere giornate nel palazzo reale.
Un giorno si trovava appunto nella stanza assegnatagli, allorché gli venne portato il pranzo da casa.
Erano vermicelli col pomodoro! Emanavano un così soave profumo che il maestro allargò le nari, e si accinse a consumare il pasto.
Arrotolato intorno alla forchetta una matassina della saporosa pietanza filiforme – degna degli dei- una la mise in bocca; ma non fece in tempo a masticarla ed ingoiarla. La porta era stata improvvisamente aperta ed era entrato il Re!
Il Sovrano, alla vista del desco apparecchiato alla buona e notato il gonfiore delle guance del Venturini, chiese:
– Cosa state mangiando, maestro?
Il maestro, non potendo rispondere a bocca piena,mostrò il piatto.
– Ah!, – esclamò il Re : – vermicielle
c’ ‘a pummarola! ‘A passiona mia!
Si sedette, odorò la pietanza, mandò un sospiro e,brandita la forchetta, vuotò il piatto emettendo mugolii di piacere!
Tua moglie cucina veramente bene! – esclamò poi asciugandosi le labbra.
Il povero Venturini aveva dovuto fare, come si dice, buon viso e cattivo ahi quanto cattivo!
gioco. Pensava: oggi dovrò fare… un fioretto mio malgrado!
Ma il Borbone, notata la « faccia appesa » del maestro, scoppiò a ridere, e disse:
– Venturi, nun te piglià collera! Viene a mangià Cu’ mme!

Tratto da:

Napoli racconta…
Giovanni De Caro
Ed. Arturo Berisio
1974

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