La storia raccontata dai cibi tipici

Il Natale a Napoli

Quando dici Natale, il pensiero corre subito per le strade di Napoli, ti ritrovi in men che non si dica ad attraversare le strade di San Biagio dei librai  tra orde di turisti e concittadini ricordando i tempi in cui eri bambino e gli occhi brillavano al guardar lo scintillio delle luci dei presepi, l’odore dei dolci Natalizi che ti tira nelle piccole botteghe addobbate a festa, la calca umana è tale da farti trovare in una fiumana umana, ti vedi spalla a spalla con persone di ogni parte del mondo, i suoni delle strenne Natalizie sottolineano il periodo dell’anno; In un mondo dove tutto scorre veloce al ritmo dei tap sugli smartphone e dei click sui tasti di un mouse, lì tutto torna umano ,guardi le fattezze dei pastori ,ti ritrovi a guardarli negli occhi ,sfere di vetro che brillano ,fino a perderti in quei presepi, così curati dove la minuziosità dei particolari  racconta al mondo una Napoli vestita per la nascita del Cristo redentore ,il sorriso accompagna gli avventori di questo fiume in piena ; Soddisfatti e sognanti sono gli artigiani che fanno a gara per mostrare il frutto delle loro produzioni rubando anche il più piccolo spazio che ingloba l’area dei Decumani, la loro è una vera e propria arte, tramandata di padre in figlio ,ancora oggi in molti sono ispirati da quei pastori che si possono ammirare al Museo di San Martino, ovviamente sto parlando del “Presepe Cuciniello”(inaugurato nel 28 Dicembre 1879), un presepe che oltre alla bellezza degli scenari si adorna di pastori del 1700 vestiti di preziose sete di San Leucio ,con testa, mani e piedi in terracotta policroma ,occhi di cristallo e arti in legno.

Il “Presepe Cuciniello” si divide in tre sezioni :

luogo dell’annuncio ai pastori ,la Natività e la taverna.

Ebbene si , anche oggi sul presepe Napoletano compaiono come allora le taverne e i venditori di beni alimentari ,si passa dal pescivendolo al venditore di carne e salumi, dal pizzaiuolo al

venditore di meloni e compaiono con tanto di toque i monzù .Il cibo occupa un ruolo importantissimo nella storia dell’essere umano ,è un dono divino, cucinare lo stesso cibo trasforma l’atto del ”nutrirsi” in “prendersi cura del corpo e dell’anima”.

Molte delle ricette Natalizie hanno tenuto battesimo proprio nei monasteri ,dove le monache dell’epoca confezionavano veri e propri tesori che sono giunti fino a noi, non solo dolci ma anche rosoli;Tra i dolci più apprezzati vi erano i “raffiuoli semplici” cioè ravioli dolci ,la storia leggenda vuole che siano stati creati nel Settecento dalle monache Benedettine del convento di San Gregorio Armeno ,fatti di Pan di Spagna aromatizzata a limone ,si presentano in forma ovale ed infine ricoperti di marmellata all’albicocca e naspro. La stessa Pasta reale ,dai delicati colori pastello che vanno dal rosa, al verde al giallo nasce nei conventi ,la storia vuole che sia stata prodotta nel XII secolo nel convento della Martorana a Palermo, il nome “Reale” molto probabilmente si rifà ad un episodio,che vede come protagonista il Re Ferdinando IV di Borbone in visita ad un convento, accompagnato nel refettorio, vi trovò un buffet con aragoste, pesci, polli e frutta. S.A.R. aveva finito di pranzare indi rifiutò, ma le monache insistettero e così al primo morso egli comprese che erano tutti dolci di pasta di mandorle artisticamente plasmati ,tutto ci riconduce alla “Pasta Martorana”, dall’omonimo convento in Sicilia;Sistemati su di un pezzetto di ostia le suore dei conventi Napoletani rispettavano così la dieta di magro, confezionandoli con farina, zucchero e spezie;

Gli stessi “struffoli”, presumibilmentre di origine Greca(strongulos) ,infatti ancora ogginella cucina greca c’è una preparazione molto simile, i loukoumades, impastati con farina, uova, zucchero, noce moscata ed infine conditi con miele aromatizzato al limone e cannella. Cavalcanti inserisce gli “struffoli” nel menù di Natale,erano assai apprezzati quelli delle monache dei conventi della Croce di Lucca e di quelle di Santa Maria dello Splendore.

Oggi in Messico centrale a Querétaro è possibile assaggiare un dolce molto simile ai nostri struffoli ,parlo dei “muéganos”, portati probabilmente dalle suore Spagnole ai tempi della colonia.

Chiudo il post con una descrizione di “F.De Bourcard”, tratto da “Usi e costumi di Napoli”un vero e proprio sguardo al Natale vissuto a quei tempi e la ricetta degli struffoli di I.Cavalcanti, ma soprattutto con un augurio:
Mi auguro che  quanto prima il Natale possa tornare a brillare mettendo fine a questo triste momento storico, che vede il mondo costretto dalle restrizioni da Covid 19.

Vi consiglio di guardare ⬇ https://youtu.be/GxhXanLz8x4

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