La storia raccontata dai cibi tipici

Quaresima e il mangiar di magro

Inizia oggi il periodo della Quaresima, un cammino di circa quaranta giorni che ci conduce fino alla Settimana Santa, ma perché si chiama Quaresima? Si chiama così in virtù dei quaranta giorni passati nel deserto da N. S. dopo il battesimo avvenuto nelle acque del Giordano,durante il cammino nel deserto Gesù dovette affrontare per ben tre volte le tentazioni del demonio, un arduo percorso atto a raccogliere discepoli e concludersi con il sacrificare se stesso per tutti sulla croce.

Dopo il mangiar di grasso del Carnevale (per l’appunto l’ultimo giorno di Carnevale si chiama Martedì grasso), la religione Cristiana prevede una sorta di purificazione, escludendo dalla dieta la carne nei giorni di magro(giorni proibiti) e il Venerdì,ma con il passare del tempo il giorno per antonomasia di magro è proprio il Venerdi. Durante questo periodo i monaci e il corpo clericale non facevano mancare sulle tavole delle loro mense i piatti di “Scammaro”, cosa significa Scammaro?

La parola Scammaro ci indica proprio il contrario di “Cammarare” ovvero stare insieme, mangiare fino a sazietà. Infatti con i piatti di Scammaro si usavano materie prime povere, proprio per osservare questo periodo di magro, come già accennato in uno dei post precedenti(https://cuci-na.it/index.php/2020/12/18/il-baccala-e-lo-stoccafisso/) anche il baccalà e lo stoccafisso facevano parte della dieta di magro.

Alcuni monaci grazie al buon vitto, solevano crescere a dismisura, per porre rimedio in Portogallo nacque “La porta grassa”( costruita nel
Monastero di Santa María de la Alcobaça) vivendo una vita molto calma e rilassata, avevano messo su peso, e così fu’presa una drastica decisione, venne costruita una porta, chiamata “la porta grassa”,una sorta di filtro tra refettorio e sala da pranzo, con l’unico inconveniente che la porta era alta 2 metri ma larga solo 32 centimetri. Pertanto, chi risultava fuori portata sarebbe rimasto senza mangiare e fin quando non avesse raggiunto la larghezza ottimale per bypassare il “filtro” quindi era “punito” con la fame.

Ma se parliamo di Scammaro come non citare una delle ricette più gustose del Regno delle due Sicilie , stó parlando della frittata di Scammaro, citata da I. Cavalcanti nel suo trattato di cucina sotto il nome di ” frettata de Vermicelli” ,una frittata diversa dalla solita frittata di pasta infatti non prevede l’uso delle uova, quindi più magra di così si muore mi direte voi?Invece i monaci anche questa volta misero mano al loro sapere culinario e arricchirono questa pietanza con degli elementi che seppur poveri son gustosi assai, stó parlando di alici salate, uva passa, pinoli, olive di Gaeta e capperi.

Credetemi una bontà!!!

Lo stesso Cavalcanti include nel suo libro la ricetta dei “Cazuncielli de Scammaro fritti”, che altro non erano che calzoncini di pasta pizza imbottiti con scarole, alici, olive e capperi; ripiegati poi a mezza luna, fritti e gustati.

Per dirla in parole “Scammare” una pizza fritta con le Scarole.

Ho voluto preparare la frittata di Scammaro ma volendo potete condire anche delle linguine con questi ingredienti della frittata tirando e fuori una sorta di guazzetto, vi prometto che non ve ne’pentirete, oltre alle foto dei documenti che allego di solito questa volta vi lascio anche una foto della divina frittata di Scammaro da me preparata proprio per iniziare questo periodo dopo le scorpacciate del Carnevale ormai trascorso.

Porta grassa
Frittata di Scammaro
I. Cavalcanti
I. Cavalcanti
I. Cavalcanti

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