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Don Mario e la zeppola di San Giuseppe

Quando penso alla zeppola di San Giuseppe non posso che pensare a questa persona, al suo sorriso, alla sua maniera elegante, alla sua educazione, insomma un uomo d’ altri tempi con il quale ho avuto il piacere e l’onore di lavorare, parlo di Nicola Scaturchio, “Don Mario” per tutti noi.
Signor Mario aveva un aneddoto ed un sorriso che ti regalava gioia ogni giorno, era il sole che entrava in laboratorio, esperienza di vita e consigli, con la saggezza ed il garbo di un uomo che la vita l’ha passata con sacrificio;è vero gli volevo e gli voglio ancora un gran bene.
Amava le zeppole di San Giuseppe, ma amava rigorosamente la versione fritta nello strutto, ricordo ancora un dépliant che veniva allegato alla vendita delle zeppole, una poesia scritta dal poeta Antonio Vitelli in onore del dolce, dai suoi racconti il poeta era un assiduo frequentatore della pasticceria durante la gioventù di don Mario, un giorno il poeta essendo sprovvisto di soldi volle gustare una zeppola facendo della sua arte la sua moneta, scrisse un ode alla zeppola sulla carta che veniva usata per servirla, rubando il sorriso e la stima del buon Giovannone, papà di Nicola Scaturchio(un uomo da me visto solo in fotografia) c’era un poster all’entrata del laboratorio che ritraeva lo staff della Pasticceria nel secolo passato e la cosa che più colpiva era il sorriso e la fierezza di un uomo con un figlio piccolo e tenero che sarebbe poi diventato il grande Nicola Scaturchio.
Il cibo è anche questo “affetto, sentimenti, cultura, tradizioni”. Quando mangiate qualcosa fatta con amore innamoratevi.

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